Il Piavon

l Piavon: fiume o canale? Attualmente è un canale di irrigazione che nasce a Colfrancui, da una derivazione della Lia, che ha le sue sorgenti nel parco Gambrinus a San Polo. Anticamente fu un fiume navigabile, di portata notevole.
Oggi, nel tratto opitergino denominato Navisego, il Piavon lambisce la Mutera un antico sito paleoveneto, scende a cielo aperto fino alla zona del cimitero di Oderzo, poi sprofonda sotto alla città e riemerge a sud, dopo la ferrovia.
Da lì inizia il suo corso tortuoso di antico fiume meandriforme. Attraversa il paese di Piavon, scende verso Cavalier, Fossalta Maggiore e Chiarano. A Cessalto lambisce ville venete di rara bellezza e il bosco di Olmè. Infine, ormai canale molto ampio, a Ceggia poco a valle dell'ex zuccherificio Eridania, confluisce con il sistema Grassaga-Bidoggia. 
Lungo il percorso raccoglie le acque di alcuni affluenti, fra i quali il canale Magnadola ed il Brian, un breve canale di irrigazione che, per sollevamento di acque dalla Livenza, alimenta il collettore artificiale che finisce nel Piavon vicino alla chiesa di Cessalto.
Rilevante il fatto che tutte le chiese dei paesi che il Piavon attraversa, si specchiano proprio sul corso d'acqua, esclusa solo la chiesa di Fossalta Maggiore, che si affaccia sulla Fossa Formosa dove nel Medioevo sorgeva il castello dei da Fossalta.

Il Piavon grazie al suo regime abbondante e costante, fu navigabile fino alla fine dell'epoca della colonizzazione romana. Anzi fu la principale via di collegamento commerciale fra Opitergium e la sua laguna, almeno fino a quando la potenza della città cominciò a declinare con l'arrivo delle popolazioni barbare.
Gli opitergini - e con questo nome sono da intendersi tutte le popolazioni del territorio - all'arrivo del Longobardi nel 600 d.C, smontarono gli edifici superstiti della città pietra su pietra, li caricarono su barche a fondo piatto e, attraverso il corso familiare del Piavon, arrivarono alle vicine lagune. Fondarono due città che ebbero poi un ruolo importante nella nascita della Serenissima.
Con le pietre, i marmi, le travi degli edifici monumentali di Opitergium, furono costruite Eraclia ed Equilio, proprio dove il Piavon finiva la sua corsa nella laguna. Nasce da qui, la leggenda del pozzo d'oro. Si racconta che le nostre genti, in fuga dalle orde barbariche, raccolti insieme tutti i loro tesori, li abbiano calati in un pozzo che si trovava lungo la via di fuga del Piavon, con l'intento di recuperarli non appena il pericolo fosse passato. Ma le persone incaricate di occultare il tesoro morirono, e con loro si perse anche l'esatta conoscenza di dove fosse il pozzo d'oro. E così, racconta la leggenda, il pozzo pieno di tesori, sepolto nella campagna, attende ancora di essere scoperto. Per questo aveva suscitato tanta curiosità la recente scoperta di un pozzo romano nei campi vicini a via Chiusurata a Chiarano: ma nessun tesoro vi è stato trovato. La leggenda continua.
Lungo il corso del canale Piavon c'è la più alta concentrazione di siti archeologici di epoca romana, e di ville venete di tutta la provincia di Treviso. A Chiarano, nei pressi del cimitero verso via Palù, Massimo Rorato, Cavaliere della Repubblica e appassionato di archeologia, trovò i resti di un insediamento paleoveneto su palafitte e scorie di lavorazione del ferro e del bronzo, oltre a ceramiche antichissime.
In epoca Romana, dal 200 a.C. al Quarto secolo d.C. lungo il Piavon su dossi naturali, erano stati costruiti terrapieni difensivi, come il rialzo sul quale ora sorge la chiesa di Cavalier, e numerose ville rustiche. I reperti romani trovati nel territorio di Chiarano lungo il Piavon e le sue alzaie: le vie Carbonere Vecchie, Ponte di Terra, Fontego, Dosa di Sopra e Dosa di Sotto, sono oggi fra i pezzi più belli che arricchiscono il Museo di Oderzo. Si tratta di edicole funerarie scolpite
a ritratti, un cippo di pietra decorato a testine e a festoni, statuette in bronzo della dea Minerva, monete, pesi da telaio. Fino alla scoperta della villa romana costruita sul Piavon nei pressi dell'attuale villa Zeno a Chiarano. Si trattava di una fattoria importante, con pavimenti a mosaico bianco e nero, i magazzini, e perfino la stanza delle terme.

Finita anche l'epoca delle invasioni barbariche, lungo il Piavon crebbero boschi enormi e selvaggi.
A Fossalta, via Carbonere Vecchie, ed il cognome stesso delle famiglie Carbonere, testimoniano un'antichissima attività: quella della produzione del carbone con la legna del grande bosco di frassini che si estendeva ininterrotto fra la Bidoggia ed il Piavon.
Solo dopo l'anno Mille iniziarono a formarsi le ville, piccoli villaggi attorno ad una chiesa. 
Il periodo d'oro per il canale Piavon, fu l'epoca Veneziana: dal 1300 al tramonto della Serenissima, sul finire del 1700. Dell'epoca veneziana restano i nomi di alcuni luoghi particolari: Ponte di Terra, con la strada che costeggia il Piavon fino a Cavalier. Il "Fontego", da fondaco o magazzino, che ancor oggi denomina proprio l'osteria ed il negozio di alimentari, e dove al tempo della Serenissima, c'era il passo confinario fra le due podesterie.
La Repubblica Veneta attenta ai commerci con l'entroterra, specialmente per l'approvvigionamento del legname, indispensabile per le sottofondazioni dei palazzi, per le navi e per i remi, oltre che per il fuoco domestico, seguì attentamente le sorti del canale Piavon. Più volte ne impose lo scavo e la manutenzione.

Le Ville Venete costruite lungo la riviera del Piavon, nei secoli d'oro della Serenissima, sono così tante e così sontuose da poter competere con la le più famose delle riviere del Sile e del Brenta.

A Chiarano villa Zeno del XVIII secolo, probabilmente costruita su preesistenze più antiche, visto che nel parco, proprio lungo il corso del Piavon, c'è l'antichissimo enorme cedro del Libano che la tradizione vuole piantato personalmente da Giulio Cesare. La cosa non è del tutto improbabile, perchè nei pressi di villa Zeno c'era la grande villa rustica di epoca romana, e sappiamo che Giulio Cesare nel nostro territorio godette di grande sostegno, al punto che Cesare stesso esonerò gli antichi abitanti dal pagamento delle tasse, per molti anni.

Il canale fu oggetto di imponenti rettifiche attuate nei secoli scorsi, quando le terre circostanti il Piavon furono bonificate dalle paludi, oggi costeggia l'ex zuccherificio Eridania e, poco dopo, confluisce nel canale Grassaga.
Insieme formano il canale artificiale Brian, che attraversa Cittanova, Stretti, Sant'Anna di Boccafossa, San Giorgio di Livenza e quindi a Santa Margherita, con il nome di canale Commessera, sfocia nella Livenza ed incontra l'Adriatico.

L'impianto

L'azienda "Il noceto" dispone di 350 ettari destinati alla coltivazione delle piante di noci, oltre che all'annesso impianto di lavorazione, che è considerato a livello europeo uno degli impianti più all'avanguardia.

Composto da una linea completamente meccanizzata e informatizzata. I macchinari sono stati realizzati apposta per questa produzione. Le noci vengono smallate (viene cioè tolta la scorza), lavate solo con acqua (senza alcun additivo) poi essiccate, quindi passate su di un nastro sorvegliato da una telecamere che divide il prodotto a seconda della grossezza. Alla fine di questo processo le noci vengono confezionate e spedite ai punti vendita, dalla grande distribuzione al piccolo negozio.
Pronte per essere gustate.