Dal 1798 ad oggi...

Chiarano ieri

Spentasi la Repubblica di Venezia (1797) quest'area, come tutta la regione, fu soggetta alle milizie rivoluzionarie francesi che non solo effettuarono pesanti perquisizioni, ma compirono soprusi e spogliarno le chiese d'ogni oggetto prezioso.
Nel 1798 giunsero gli austriaci, per l'inclusione del Veneto nell'Impero d'Austria stabilito dal trattato di Campoformido, mentre con la pace di Presburgo (1805) Chiarano entrò a far parte del nuovo Regno d'Italia con a sovrano Napoleone. Questi diede un nuovo assetto amministrativo al Veneto dividendolo in Comuni e Dipartimenti ( equivalenti alle odierne Province ). Chiarano e Fossalta Maggiore divennero due comuni autonomi, inclusi nel Dipartimento con capoluogo Treviso.

Con la fine dell'Epopea Napoleonica e la nascita del regno Lombardo-Veneto voluto dal Congresso di Vienna nel 1815, il Veneto ebbe un riassetto amministrativo.
In tale occasione il Comune di Chiarano, restò, nella veste attuale, anche dopo il 1967, anno in cui finalmente il Veneto si ricongiunse alla patria.
L'ultimo scorcio del secolo scorso vide un costante sviluppo del comune,frustrato inesorabilmente dalla Grande Guerra.
Infatti nell'autunno del '17 la rotta di Caporetto impose l'arretramento del fronte sulla linea Montello-Piave, per cui Chiarano non solo si trovò ad essere fra i comuni invasi dal nemico, ma fra quelli posti dagli eventi bellici a ridosso della prima linea.
La popolazione dovette essere evacuata mentre il paese subì devastazioni tali che al loro rientro a vittoria avvenuta, nel 1919, gli abitanti trovarono solo macerie.
Volontà e tenacia segnarono un'immediata rinascita... premessa per quello sviluppo che tuttora non ha raggiunto l'apice.

Chiarano oggi

Fino ad un recente passato, gli abitanti di Chiarano di dedicavano quasi esclusivamente alla coltivazione della terra, subendo un massiccio esodo verso terre vicine e lontane alla ricerca di un lavoro sicuro.
Questo fenomeno ha colpito talmente tanto la popolazione di Chiarano tanto da quasi dimezzarla e farla scendere, verso gli anni sessanta, fino a circa tremila abitanti. Dagli anni settanta la popolazione è rimasta stazionaria.

La fine dell'esodo massiccio da Chiarano è stata favorita dall'avvio di attività industriali nelle zona Opitergina-Mottense prima e a Chiarano poi. Per cui l'attività degli abitanti di Chiarano, da quasi esclusivamente agricola, si è trasformata in agro-industriale.

Al passo con le necessità di aumentare il tenore di vita dei propri cittadini, le Amministrazioni Comunali che si sono succedute dal dopoguerra hanno: prima avviato la ricostruzione di un tessuto sociale e civile distrutto con l'ultima guerra, soprattutto a causa delle lotte fratricide delle guerra civile; poi la ricostruzione di un patrimonio di opere pubbliche essenziali e provveduto alle primarie esigenze di sopravvivenza in tantissime situazioni di miseria; quindi avviato un processo di sviluppo economico, favorendo il sorgere di attività industriali anche in loco, per garantire un posto di lavoro a tutti e frenare l'esodo.

Infine, hanno cercato di realizzare opere e servizi per garantire una migliore qualità della vita sociale. La popolazione, in questi ultimi anni, ha trovato un suo equilibrio in termini numerici e vi è una tendenza alla stazionarietà. 

Ciò vuol dire che vi è una naturale emigrazione ed immigrazione spontanea, non più legata alla pressante esigenza di lavoro per sopravvivere, bensì per la libera scelta di giuste aspirazioni di nuovi e diversi sbocchi professionali ed imprenditoriali.
Le esigenze attuali e le prospettive future di Chiarano sono legate al salto di qualità che la società tutta cerca di dare all'esistenza umana.