Medioevo

" Il buio "
Abbandoniamo, con una certa nostalgia, il periodo della storia romana, periodo che, a Chiarano, fu certamente ricco di eventi, anche se a noi poco noti, per proseguire nella relativa oscurità che segue quello splendore.

E' l'oscurità che avvolge un pò tutta la zona. Ultimate le operazioni militari per la conquista delle zone alpine e spostatisi sempre più verso il nord i confini della dominazione romana, si esauriscono i grandi stanziamenti militari che avevano arrecato fama, movimento e ricchezza nelle nostre terre.

Anche l'attività di Opitergium si va affievolendo, dominata dalla preponderante e prepotente affermazione della potenza economico-commerciale di Aquileia.
Lungo la Piave, cioè lungo l'attuale Piavon, sempre meno intenso va facendosi il traffico marittimo che dalla laguna risale fino al porto canale della già opulenta città.
Anche la laguna diviene meno controllata e già la deficenza di manutenzione comincia a manifestarsi lungo il bordo della stessa, ove l'Annia, la gloriosa via consolare, ormai, nella stagione invernale, si mostra, in tratti sempre più ampi, impaludata e intransitabile.
E' un declino lento ma inesorabile. Si torna, così, a fare affidamento su di una economia in prevalenza agricola, basata, cioè, esclusivamente sulla fertilità delle terre.
E' un ritorno triste ad una economia povera e i ritrovamenti archeologici che riguardano le epoche successive al II° o al III° secolo d.C. ce ne parlano molto chiaramente.

La testimonianza di Procopio
Procopio (1) narra di madri giunte a mangiare i propri figli! Egli scrive ancora, nella sua << Storia della Guerra Gotica >>: <<...finito il grano ognuno ricorse alle ortiche bollite...>>; << Tutti erano emaciati ed il loro colore si era a poco a poco mutato in livido, rendendoli simili a spettri. Molti camminavano e masticavano fra i denti le ortiche, cadendo a terra improvvisamente; e già si mangiavano gli escrementi uno dell'altro...>>;
<< Molti, tormentati dalla fame, si uccidevano non trovando più nè cani, nè topi, nè carogne di animali di cui cibarsi...>>.

L'alluvione
Nel 589 (2) si registra la più grande alluvione che la nostra storia ricordi. Molti i fiumi del Veneto che cambiarono la loro sede.
La Piave, che più ci interessa, mutò pure il proprio corso, abbandonando il ramo, che allora era il principale, che passava per Oderzo e giungeva alla laguna attraverso queste terre, e si riunì all'unico percorso che, ancora oggi, pressapoco mantiene.
Fu un avvenimento di incalcolabile negativa portata. L'alveo del fiume disseccò quasi completamente e di colpo cessò anche la scarna attività marittima che, sebbene in misura infima, ancora alimentava una parvenza di movimento.

L'Imperatore d'Oriente Eraclio
Gli abitanti della zona, intanto, minacciati sia fisicamente che spiritualmente dagli ariani longobardi, che da tempo premevano tutto intorno alla città ( che con Rotari avrebbero poi espugnato ) alla guida del loro Vescovo S. Magno, abbandonavano la città stessa e si rifugiavano nelle sicure anche se selvagge isolette della laguna.
Quivi, con l'appoggio materiale di Eraclio, Imperatore d'Oriente, fondavano una nuova città che fu ufficialmente battezzata Eraclea, ma che il popolo, molto più semplicemente, chiamò Cittanova...
Successivamente Oderzo, o quanto di essa era rimasto, riprese una parvenza di vita divenendo sede di un comando militare bizantino che vi si era nuovamente insediato al fine di presidiare questa che era divenuta l'ultima testa di ponte stanziata, come un cuneo, nell'ormai quasi completo insediamento longobardo in terraferma.
Ciò fino a che Grimoaldo, Re dei Longobardi, cancellò anche questo ultimo stanziamento distruggendo Oderzo dalle fondamenta in maniera definitiva.

Abbandono e Rinascita
Non sappiamo quanti degli abitanti di Chiarano seguirono gli opitergini nelle lagune e quanti rimasero a tutela dei loro scarni possedimenti agricoli...
Sappiamo solo che nella fascia compresa fra Oderzo e la laguna si fece pressoché il deserto e che quelle terre furono preda della foresta che prepotentemente le invase.
Questo abbandono quasi totale durò fino verso il 1000.
Da Cittanova o Eraclea che dir si voglia, il fiore di quei cittadini già si era portato a Rivo Alto e aveva dato vita, con il concorso degli abitanti di altre isole, a quella che sarebbe diventata la splendida Venezia.
La foresta, intanto, veniva qua e là diradata ed abbattuta. Nuovi centri di vita risorgevano quasi sempre ove, nel lontano, glorioso passato, già avevano prosperato ed ove scarni, isolati gruppi familiari avevano mantenuto, fra inenarrabili difficoltà, la presenza umana.

Note

(1) Procopio di Cesarea fu uno storico vissuto nel VI° secolo.
(2) La datazione precisa è tuttora oggetto di controversia fra gli studiosi. Ma si tratta di dispute che vertono su spostamenti di pochi anni più o meno (588-594-596...).